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Con la riforma sparisce il doppio regime della bonifica per cui in alcune zone operavano i Consorzi ed in altre le Comunità Montane (oggi Unioni dei Comuni). I nuovi Consorzi copriranno tutta la Regione, garantendo standard di attività uniformi. In alcune zone della Toscana, i nuovi Consorzi cominceranno a gestire i corsi d’acqua fino ad oggi interessati solo a interventi straordinari (magari dopo eventi calamitosi). Quest’attività sarà finanziata con il tributo di bonifica che sarà emesso per la prima volta in quelle aree.

Tutti coloro che pagheranno il tributo potranno partecipare alla vita del Consorzio attraverso le elezioni consortili. Per legge nazionale, infatti, i Consorzi sono enti a struttura associativa, governati dai consorziati per realizzare il loro interesse legato alla tutela degli immobili posseduti. Finisce quindi la “stranezza” per la quale chi pagava il tributo ad un consorzio poteva concorrere a governarlo, mentre chi pagava il tributo ad una comunità montana o unione dei comuni non aveva voce in capitolo.

L’assemblea dei Consorzi è composta da 15 membri eletti tra i consorziati e da 11 rappresentanti di Regione, Province e Comuni.

Fino alla costituzione dei nuovi consorzi, i vecchi enti rimarranno completamente operativi, garantendo l’attività di manutenzione ordinaria su tutti i corsi d’acqua attualmente gestiti.

Con la nascita dei nuovi consorzi verranno redatti e approvati i nuovi piani di classifica, per cui potranno esserci variazioni nell'importo del tributo pagato.

La bonifica che cambia... nelle aree montane

Nelle aree dove le funzioni di bonifica erano esercitate da Unioni dei Comuni, I Consorzi di bonifica opereranno sulla base di convenzioni stipulate con le Unioni dei Comuni per l'utilizzo del personale esistente. In questo modo verrà assicurata la continuità negli interventi e non si perderà il patrimonio di esperienza di questi anni.

Il fatto che - finalmente - lo stesso ente avrà la competenza della manutenzione dei corsi d'acqua dalla sorgente alla foce comporterà un miglioramento dell'efficienza degli interventi e permetterà una migliore distribuzione delle risorse derivanti dal tributo di bonifica. Poiché ogni ente di bonifica può spendere i proventi del tributo soltanto nel proprio comprensorio e poiché i territori montani hanno valori immobiliari molto più bassi rispetto alle aree urbane e di pianura, fino ad oggi c'è stata una forte disparità di risorse disponibili. Anche per il 2013 i consorzi di bonifica possono contare su circa 4 volte le risorse riscosse dalle unioni dei comuni. Con la riforma i nuovi consorzi potranno realizzare interventi in montagna e collina in funziona di mitigazione del rischio a valle, realizzando così un beneficio anche per i beni in pianura.

In questo senso, il timore che i territori montani vengano penalizzati dai nuovi consorzi è del tutto infondato.

La bonifica che cambia... nelle aree dove non si paga il tributo

Dal 1994 ad oggi, l'area di applicazione del tributo si è progressivamente estesa a gran parte del territorio regionale. Giova ricordare che per arrivare ad emettere il tributo, il Consorzio di Bonifica deve avere un piano di classifica che descrive la propria attività e ne ripartisce gli oneri tra gli immobili del comprensorio sulla base del beneficio ricevuto. L'area all'interno della quale si è soggetti al tributo si dice perimetro di contribuenza. Poiché, fino all'approvazione della nuova legge regionale 79/2012, solo alcuni corsi d'acqua erano affidati alla competenza dei consorzi, ci sono alcune aree in cui i consorzi non operavano direttamente e quindi non erano titolati ad emettere la contribuenza. Ci sono poi alcune zone di competenza delle Unioni dei Comuni, dove il tributo non è mai stato emesso perché l'Ente non si è dotato di un piano di classifica.

Per questi motivi, larghe parti di Firenze, Lucca, provincia e città di Siena non hanno mai conosciuto il tributo di bonifica.

Tale situazione è destinata a cambiare con l'affidamento diretto ai nuovi consorzi di bonifica tutti i corsi d'acqua (ad eccezione dei tratti classificati in II categoria idraulica) censiti nel reticolo idrografico di gestione. La legge prevede che la gestione di tali corsi d'acqua sia finanziata interamente dal tributo di bonifica. Questo vuol dire che molto probabilmente molti proprietari si troveranno a dover pagare per la prima volta il tributo di bonifica. Ciò comunque potrà avvenire solo dopo l'approvazione dei nuovi piani di classifica, nel pieno rispetto delle norme nazionali e regionali.

 

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