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bottinoFirenze, 28 febbraio 2017 - Innovazione tecnologica, incentivi alle imprese, ricambio generazionale, nuovi indirizzi di governo. Sono stati questi gli argomenti del convegno nazionale che si è svolto a Firenze il 24 febbraio scorso. “La montagna Italiana nello Sviluppo Rurale: problematiche e prospettive economiche, sociali, ambientali e istituzionali” è il titolo dell’iniziativa organizzata dall’Accademia dei Georgofili insieme all’Accademia Italiana di Scienze Forestali, Anci Toscana, Crea, Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare.

La prima parte del convegno è stata aperta dall’intervento del viceministro alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Andrea Olivero. «La giornata di oggi – ha detto - mi consente di condividere con voi tre riflessioni politiche per lo sviluppo delle nostre zone montane: le opportunità offerte dalla delega al Governo per il riordino e la semplificazione della normativa forestale, che promuova una gestione attiva e sostenibile; il sostegno alla strategia delle aree interne, che va accompagnata da forme di consistenti di valorizzazione delle produzioni agro-alimentari di montagna; infine, nella nuova stagione della nuova Politica Agricola Comunitaria dobbiamo puntare alla remunerazione dei servizi ecosistemici, che le nostre terre alte sono in grado di offrire».

Sono seguite quindi tre sessioni di confronto, i cui risultati sono stati relazionati nel pomeriggio. Gli interventi successivi sono stati di Marco Remaschi (assessore all’Agricoltura della Regione Toscana in rappresentanza della conferenza delle regioni e province autonome), Luca Brunelli (presidente di Cia Toscana), Gabriele Calliari (giunta esecutiva nazionale di Coldiretti), Diana Theodoli (giunta esecutiva di Confagricoltura), Riccardo Nencini (Alleanza Cooperative Italiane), Vanda Bonardo (comitato scientifico di Legambiente), Luca Sani (presidente della commissione Agricoltura alla Camera), Luca Santini (consiglio direttivo nazionale di Federparchi), Francesco Vincenzi (presidente Anbi).

 “Non dobbiamo intervenire – ha detto il presidente nazionale Anbi, Francesco Vincenzi - sulla montagna solo in condizioni di emergenza, ma ragionare in termini di prevenzione. La manutenzione ordinaria e le opere pubbliche devono essere le priorità. Come avviene per i Consorzi di bonifica nei confronti delle acque, anche i territori montani devono essere considerati un’opportunità, non un problema. Un tassello fondamentale è far rimanere in montagna le attività produttive, prime fra tutte le imprese agricole”.

«Non c’è un’unica montagna, ma ci sono tante tipologie – ha proseguito l’assessore regionale all’Agricoltura, Marco Remaschi -. Le Regioni devono avere una voce più forte sul tema in Europa». Anche il presidente della commissione Agricoltura alla Camera, Luca Sani, ha messo l’accento sul tema istituzionale: «Occorre intervenire rapidamente – ha detto – perché gli strumenti di pianificazione non risolvono le criticità e l’Europa non ha individuato una definizione comune di montagna. Bisogna realizzare iniziative specifiche in vista della riforma della PAC dal 2020 in poi». Alessandra Stefani, dirigente Mipaaf, ha segnalato l’importanza degli aspetti ambientali e forestali dei territori montani, a partire dalla biodiversità.

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